giovedì 30 agosto 2007

Anestesia Epidurale nel Cane e nel Gatto (Parte II)

Segue da "Parte I"

TECNICHE
L’iniezione epidurale, nel gatto e nel cane è quasi costantemente eseguita attraverso lo spazio lombosacrale, tuttavia, in cani di taglia grande può essere, talvolta, sfruttato lo spazio sacro-coccigeo.
Se è vero che, nel cane, la procedura può, talvolta, non richiedere un’anestesia generale, quest’ultima diviene imprescindibile nel gatto.
Un’aspetto importante e talvolta trascurato in corso di anestesia epidurale, è la prevenzione e il trattamento dell’ipotensione prodotta dal blocco del sistema simpatico, che avviene a seguito di iniezione epidurale di anestetici locali. Animali sottoposti a parto cesareo sembrano essere particolarmente suscettibili a tale problema. È raccomandabile l’infusione di 20 ml/Kg di Ringer lattato sia nel cane che nel gatto come come sostegno vascolare preventivo. In pratica, ciò significa guadagnare un accesso venoso periferico e iniziare quanto prima la somministrazione di fluidi. L’infusione può avvenire durante la preparazione del sito e l’esecuzione dell’iniezione epidurale.
Il posizionamento dell’animale per la procedura può essere il decubito laterale, sia destro che sinistro, o il decubito sternale. In decubito laterale gli arti posteriori vengono tirati anteriormente, in decubito sternale essi vengono portati sotto l’animale e cranialmente. Tale posizionamento assicura il massimo di stanziamento tra l’ultima vertebra lombare ed il sacro.
I punti di repere per la corretta localizzazione del sito di inoculo sono le ali dell’ileo e i processi spinosi dorsali dell’ultima vertebra lombare e del sacro. Di prima scelta è, quando possibile, il posizionamento sternale, nel quale è più semplice determinare con precisione la linea sagittale mediana in cui inserire l’ago. Gli angoli esterni delle ali iliache devono essere palpati con il pollice ed il medio, mentre l’indice è diretto aboralmente. Lo spiraglio lombosacrale è localizzabile per palpazione, come una depressione immediatamente caudale al processo spinoso dorsale della settima vertebra lombare. L’ago spinale viene quindi inserito, lentamente, con angolo di 90° rispetto al piano cutaneo, facendo attenzione ad inserirlo esattamente sulla linea sagittale mediana. Un bottone di anestetico locale può essere effettuato nell’animale cosciente, anche se un’eccesso di anestetico iniettato nei tessuti potrebbe distorcere il normale profilo del sito, rendendo più difficoltosa la successiva operazione.
La scelta dell’ago è dettata dalla taglia dell’animale. Un ago spinale da 22 Gauge/2,5 cm trova applicazione nel gatto e in cani di taglia piccola; uno da 20 Gauge/3,8 cm in cani di media taglia e uno da 18 Gauge/7,5 cm in cani di grossa taglia.
Facendo avanzare l’ago, nel momento in cui esso incontra ed oltrepassa il legamento interarcuato, è più o meno chiaramente distinguibile una senzazione simile al passaggio dell’ago attraverso un sottile foglio di plastica. Qualora non si avvertisse il passaggio del legamento e si incontrasse la resistenza da parte dell’osso, sarà necessario ritirare di poco l’ago e reinserirlo con direzione più appropriata.
Il miglior metodo per assicurarsi che la bietta dell’ago abbia raggiunto effettivamente lo spazio epidurale è quello del “test della perdita di resistenza”. Iniettando fino a 2 ml di aria o soluzione fisiologica, l’assenza di resistenza, conferma la giusta localizzazione. Una volta inserito l’ago, è necessario assicurarsi dell’assenza di liquido cefalo-rachidiano (LCR) o sangue attraverso di esso prima di iniziare l’iniezione. La fuoriuscita di LCR indica una puntura subaracnoidea; in tale evenienza è possibile effettuare ugualmente l’iniezione, dimezzando la dose calcolata. Nel caso di fuoriuscita di sangue dall’ago è necessario sfilarlo e ripetere l’operazione, dal momento che una accidentale somministrazione endovenosa potrebbe determinare segni di tossicità acuta da anestetici locali, quali convulsioni, depressione cardiopolmonare, fino all’arresto cardiaco, oltre, ovviamente, a non produrre la desiderata analgesia locale.
La soluzione anestetica deve essere iniettata lentamente, in un tempo di 30-60 secondi e deve essere a temperatura corporea.

lunedì 2 luglio 2007

Anestesia Epidurale nel Cane e nel Gatto (Parte I)

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STORIA
L’analgesia epidurale fu per la prima volta utilizzata in cani da sperimentazione nel 1885 (Corning, 1885). Alcuni anni più tardi, Bier (1899) descrisse la tecnica di anestesia epidurale su se stesso e nel cane e solo nel 1935 Brook ne approfondì lo studio nelle diverse specie domestiche.
Verso al fine degli anni ’50 si cominciò ad applicare l’analgesia epidurale in campo clinico nel cane e poco più tardi anche nel gatto.
Più recentemente la tecnica ha trovato un rinnovato interesse, con particolare attenzione all’impiego, in sede epidurale, di nuove miscele di anestetici locali, nonché di farmaci oppioidi.

Richiami anatomici
Le meningi sono le membrane che circondano e proteggono il midollo spinale e il cervello. Esse sono costituite da tre membrane: la dura madre, l’aracnoide e la pia madre.
La dura madre è talvolta chiamata anche pachimeninge, per via della sua natura fibrosa e resistente, mentre aracnoide e pia madre, in combinazione, prendono il nome di leptomeninge, per la maggior sottigliezza.
A livello spinale, la dura madre è separata dal periostio vertebrale dalla cavità epidurale, ripiena di grasso semifluido (alla fisiologica temperatura corporea) e dai seni venosi vertebrali.
La dura madre spinale, a livello di forame magno, si continua nello strato meningeo della dura madre intracranica.
La dura madre spinale corrisponde ad un lungo manicotto che circonda il midollo spinale. Essa possiede delle estensioni tubulari, poste lateralmente, le quali rivestono le radici dei nervi spinali, accompagnandoli attraverso i foramina intervertebrali. Nel punto in cui la radice dorsale e quella ventrale si uniscono per formare il nervo spinale, la dura madre si fonde in un singolo manicotto che si continua come epinevrio del nervo spinale.
Lo spazio capillare tra dura madre e aracnoide è lo spazio subdurale, contenente una piccola quantità di liquido.
Caudalmente, la dura madre spinale si restringe andando a formare una parte del filum terminale. La dura circonda il filum terminale della pia madre, con cui si fonde ed, estendendosi caudalmente, prende attacco al periostio del canale vertebrale, a livello di 7°-8° vertebra coccigea. Esso ha la funzione di ancorare il sacco durale ed il midollo spinale caudalmente.
L’aracnoide spinale è un sottile e trasparente tubo che racchiude il midollo e che, parimenti alla dura madre, possiede estensioni che circondano le radici nervose dorsali e ventrali.
La cavità subaracnoidea è rappresentata dallo spazio tra pia madre e membrana aracnoidea. Essa è ripiena di liquido cefalorachidiano, il quale spinge l’aracnoide perifericamente, mantenendola adesa alla soprastante dura madre.
La cisterna lombare della cavità subaracnoidea racchiude i nervi spinali della cauda equina. La cisterna è ridotta a livello del forame lombosacrale e termina, restringendosi gradualmente, a livello di prima vertebra sacrale.
La pia madre spinale è una membrana altamente vascolarizzata la quale aderisce intimamente al midollo spinale ed alle radici dei nervi che da esso si staccano, formando parte dei rivestimenti epineurali.
I fenomeni che portano alla paralisi dei nervi spinali sono più complessi che nei nervi periferici. Ciò è dovuto alla eterogeneità delle fibre costituenti il nervo spinale. Le vie sensoriali sono inibite più rapidamente che le vie motorie e le fibre simpatiche sono ancora più suscettibili. I nervi spinali derivano dall’unione di due radici: una dorsale, sensoriale, e una ventrale, motoria. Nel cane e nel gatto l’unione avviene nei foramina, eccetto che nelle regioni lombare, sacrale e coccigea, in cui si verifica internamente al canale vertebrale.

Continua con "Parte II"



Anestesia epidurale in un gatto Siamese con frattura di femore. (Lidocaina - Morfina)

lunedì 18 giugno 2007

Tigre




TAC di una tigre

Tigre

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